La Via della Seta

Quanta paura fa il dragone

Infrastrutture migliori, libero scambio e … crescente influenza? 

Lanciata nel 2013 dal Presidente cinese Xi Jinping, la Belt & Road Initiative, inizialmente definita “One Belt and One Road” (OBOR), può essere descritta come un ambizioso progetto inteso a rafforzare gli scambi commerciali e stimolare la crescita economica. Si tratta di un’iniziativa a lungo termine e di un’importante strategia di sviluppo volta a promuovere la connettività via terra e via mare tra Asia, Europa, Medio Oriente e Africa, che mira a stabilire e rafforzare partnership economiche e la collaborazione fra queste regioni.

L’iniziativa è stata inclusa nella Costituzione del Partito Comunista Cinese a ottobre 2017 per rimarcare gli impegni di lungo termine del governo cinese.
La CNN ha calcolato che la Belt & Road Initiative coprirà 68 Paesi, il 65% della popolazione mondiale e il 40% del PIL mondiale al 2017 (Cina inclusa)


Come tutto quello che riguarda la Cina, la Belt & Road Initiative sembra avere dimensioni monumentali.

I Paesi coinvolti hanno una caratteristica in comune: in senso lato, sono tutti situati tra la Cina e l’Europa occidentale. Non deve quindi stupire che la Cina parli di “Via della Seta Marittima del XXI Secolo”, o “Nuova Via della Seta”, evocando immagini delle antiche rotte commerciali utilizzate fino all’inizio del XVIII secolo.

Pur essendo rivolta al futuro, la BRI sta già cambiando il mondo oggi

Vista la portata spettacolare della BRI, man mano che saranno implementati gli attuali progetti e altri inizieranno a prendere forma, si definirà il suo impatto su molti settori. Nel settore bancario, ad esempio, gli istituti di credito nei Paesi nella regione BRI dovranno aumentare i propri bilanci in modo esponenziale per finanziare i nuovi progetti. Dovranno anche aggiungere nuovi servizi alle aziende in aree come il leasing per le attrezzature, i finanziamenti al commercio e i servizi bancari a carattere commerciale.

Anche i settori delle materie prime e dei materiali sono destinati a crescere in modo significativo perché i nuovi collegamenti con aree ricche di risorse nella regione BRI aumenteranno i livelli di produzione e delle esportazioni. I maggiori legami tra Cina e Mongolia, per esempio, hanno portato anche a un incremento del 50% delle esportazioni di carbone dalla maggiore miniera della Mongolia, Tavan Tolgoi.

Nel settore agricolo, l’aumentata connettività interregionale in combinazione con l’importazione di nuove tecnologie agricole è destinata a tradursi in significativi aumenti della produzione. Molti Paesi lungo la BRI hanno vaste aree di terreni coltivabili che sono storicamente sottoutilizzati perché relativamente remoti. Per esempio, il Kazakistan ne ha circa 30 milioni di ettari, ma secondo i dati meno della metà è utilizzato attivamente.

Da quando è stata presentata nel 2013, la BRI è diventata un’operazione su larga scala che sta ridisegnando la cartina geografica mondiale con ferrovie, porti, autostrade, emittenti wireless e parchi industriali. Anche un rapporto pubblicato di recente dal thinktank americano AidData è giunto alla conclusione che i progetti lungo la Nuova Via della Seta inizieranno a ridurre le disuguaglianze territoriali.

Ciò che è positivo per l’economia lo è anche per i mercati finanziari.

Alla fine, la portata di quest’iniziativa è tale da garantire che vi saranno progetti di successo sufficienti a promuovere il progresso in molti dei Paesi interessati dalla BRI. Numerosi esempi in Europa e in America dimostrano come le regioni con buone infrastrutture vantino un’economia più robusta e che la qualità delle infrastrutture svolga un ruolo determinante quando le aziende decidono dove investire.

Infrastrutture migliori attirano maggiori investimenti, il che si traduce in una crescita più elevata, che a sua volta genera un incremento della ricchezza e del gettito fiscale per lo stato. Si innesta così un circolo virtuoso perché una maggiore ricchezza – se distribuita correttamente – promuove la stabilità sociale rendendo un paese ancora più interessante per gli investitori. E l’aumento delle entrate dello stato crea sempre spazi per una buona politica sociale atta a correggere alcuni degli squilibri che emergono in caso di rapido sviluppo economico.

Ci sono anche buoni motivi per ritenere che il processo determinerà un miglioramento dei rating sovrani e un rafforzamento delle valute, ossia buone notizie per gli investitori. E se tutto ciò va di pari passo con una liberalizzazione degli scambi, come propone il governo cinese, vi saranno ancora più ragioni per essere ottimisti, pur sapendo che non tutti i progetti avranno successo.

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