Coronavirus e Mercati

Ho già vissuto due grandi crisi, quella del 2000 e quella del 2008 più una serie di crisi più piccole intermedie e posso dirvi che il mondo non si ferma mai.
Stiamo entrando, o lo siamo già da un po’, in quella paranoia da FINE DEL MONDO che vi assicuro non ci sarà nemmeno stavolta. Nelle prossime righe cercherò di spiegarvi perché sono di questa opinione.

La crisi del 2000 era stata generata da una euforia generalizzata verso l’esplosione del mondo internet, in parte forse immotivata ma di sicuro amplificata nelle aspettative dai media.
Il periodo successivo è stato un logorante stillicidio di attesa che, di sei mesi in sei mesi, attendeva la ripresa dei mercati. Tre anni di ribasso progressivo fino ad un -46% a marzo 2003.

La crisi del 2008 invece è stata quella più pericolosa perché metteva in crisi il sistema bancario stesso, quello che potremmo paragonare al sistema nervoso del corpo umano.
La reazione è stata più sollecita e la cura ha permesso questi 12 anni di crescita quasi indisturbata.

Ora la crisi viene dal sistema sanitario e mette in discussione le nostre consolidate abitudini, di tutti e non solo di chi ha dei capitali da capire come impiegare. Pertanto è più invasiva e ci fa capire che siamo in un sistema unico dove i confini sono delle convenzioni valide per gli umani ma non per la natura.
Come reagirà il sistema? Credo che il mondo sarà costretto a sviluppare un livello più elevato di coordinamento e trovare soluzioni che vadano oltre gli interessi locali (Il Trumpiano America First per intenderci, e simili).

Questo offrirà nuove opportunità economiche di sviluppo e la Cina per prima farà un salto di qualità sul fronte sanitario e della lotta all’inquinamento anche perché mi aspetto che le grandi aziende multinazionali studieranno nuove opportunità di delocalizzazione delle produzioni in modo da non dipendere da un unica area geografica.
Ritengo che il progetto della Via della Seta (Belt & Road) troverà un ulteriore impulso e se l’Europa si mostrerà compatta saprà beneficiare dei mercati che si apriranno nell’Asia centrale.

Questo offrirà nuove opportunità economiche di sviluppo e la Cina per prima farà un salto di qualità sul fronte sanitario e della lotta all’inquinamento anche perché mi aspetto che le grandi aziende multinazionali studieranno nuove opportunità di delocalizzazione delle produzioni in modo da non dipendere da un unica area geografica.
Ritengo che il progetto della Via della Seta (Belt & Road) troverà un ulteriore impulso e se l’Europa si mostrerà compatta saprà beneficiare dei mercati che si apriranno nell’Asia centrale.

Questa è la mia visione, superato questo periodo di quarantena mondiale.
Quanto durerà?
Io credo che per uscirne del tutto serviranno uno o due anni, anche se dovessero trovare un vaccino si tratta di un virus, e i virus mutano.
Cosa fare nel frattempo? 
Cercare di non farsi travolgere dalle emozioni.
L’epidemia inciderà sull’economia certamente ma NON È LA FINE DEL MONDO. I consumatori (cioè noi, se osserviamo le direttive per pochi mesi ) ci sono ancora tutti o quasi. Le fabbriche pure. L’intelligenza imprenditoriale non ci manca e l’economia riprenderà il suo corso.
Anche il virus dell’Ebola faceva impressione ma ci si è organizzati, è stato contenuto e Alessandro (uno dei miei clienti che lavora in quei paesi) mi ha scritto che finalmente ne stanno uscendo.

Per quanto riguarda gli investimenti è dal 2017 che ci stiamo preparando a momenti come questo avendo per tempo ridotto la volatilità e utilizzando i certificati a capitale protetto. In questi giorni stiamo ulteriormente riducendola in attesa di poter attivare con tutti una modalità di investimento denominata IIS.
Ancora un po’ di storni e sta arrivando il momento di renderlo operativo per tutti quelli che avranno le caratteristiche patrimoniali per poterlo attivare.

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